Corriere della Sera, 22 agosto
2006
Dalla mente all'anima, elogio della
chiarezza
Uno scienziato individua in La
Capria una chiave per capire i sentimenti
Edoardo Boncinelli
Vedere e far vedere chiaro è
una grande dote. La chiarezza è un piacere di
per sé e un potente strumento di penetrazione
della realtà. «La grande chiarezza»
dice Friedrich Nietzsche «è come la trasparenza
dell'acqua nel mare: il fondo sembra molto più
vicino». E se il fondo è quello dell'anima,
non possiamo che restarne affascinati, sia che lo si
osservi con gli occhi della meditazione e del desiderio
di conoscenza, sia che lo si rappresenti in tutti gli
ossimori di una palpitante quotidianità. La chiarezza
è l'elemento che accomuna due svelti libretti,
per altro molto diversi tra di loro, che hanno visto
la luce di recente. In Dove nascono le idee (Di
Renzo Editore) Daniel Dennett racconta in prima
persona la sua vita e il suo percorso filosofico alla
ricerca dei meccanismi di base della mente umana, visti
alla luce della filosofia moderna ma senza disdegnare
il contributo delle neuroscienze e della cosiddetta
intelligenza artificiale. Sotto forma di tre lettere
immaginarie ad altrettanti personaggi della sua vita,
lo scrittore Raffaele La Capria nel libro L'amorosa
inchiesta (Mondadori, pagine 126, 16,50) parla di sé,
dei suoi tic e del suo modo di vivere le proprie vicende
personali da attore non protagonista. Investite in entrambi
i casi dalla luce della chiarezza, si dipanano così
sotto i nostri occhi le due maniere di essere vivi dei
due personaggi, discretamente ironici, compiaciuti di
sé quanto basta, ma non paghi ancora della loro
vicenda terrena. In attesa in entrambi i casi di un'illuminazione;
un' illuminazione che può venire dall' autobiografia,
se c'è sufficiente onestà e una quasi
metafisica presa di distanza dalle proprie gesta, che
non sono poi che le proprie azioni quotidiane rese paradigmatiche.
L'autobiografia, come genere e come categoria dello
spirito, è l'altro elemento che accomuna le due
opere, chiare nel senso della chiarezza, ma anche della
«chiarità» alla quale «tendono»
secondo Eugenio Montale «le cose oscure».
E difficilmente si può immaginare qualcosa di
più oscuro del fondo del nostro animo e della
nostra mente, tanto oscuro, mosso e limaccioso da scoraggiare
per secoli la sua esplorazione, che non può essere
né senza comprensione né senza commozione.
Al fondo del fondo c'è poi la domanda delle domande:
Chi è che ci guarda essere? Cos' è e dov'
è l'Io dell' io? Una domanda che figura esplicitamente
nel libro di Dennett, ma implicitamente anche in quello
di La Capria. A parte gli elementi in comune è
bene chiarire che si tratta di due opere piuttosto diverse,
quanto può essere diversa un' esplorazione filosofica
rispetto a un romanzo. La collana Dialoghi dell' editore
Di Renzo
è costituita infatti da una serie di ritrattini
autobiografici di gente famosa nel campo scientifico
come in quello delle scienze umane. La formula autobiografica
ci presenta personaggi per così dire «in
maniche di camicia», che parlano di se stessi
e della loro opera, offrendo un affascinante panorama
del lato umano di «color che sanno». E Dennett
non fa eccezione. Filosofo quasi per caso, allievo,
quasi per caso, dei migliori pensatori della sua epoca,
Daniel Dennett è andato conquistando un posto
di rilievo nella pubblicistica filosofica mondiale con
libri che vanno dalla teoria dell' intenzionalità
alla coscienza, dai fondamenti dell' evoluzionismo al
libero arbitrio e alla base naturale della religiosità.
Non disdegna, come si vede, nessun tema, mostrandosi
in questo erede della grande tradizione filosofica,
più di molti altri filosofi paludati. Certo,
è un filosofo sui generis, più curioso
delle ultime novità sulle menti artificiali che
delle grandi dispute filosofiche del presente. Il risultato
è che molte delle sue idee sono entrate di forza
nella cultura contemporanea e sono oggetto, nemmeno
tanto paradossalmente, di nuove dispute filosofiche.
Nei suoi libri, compreso questo, non pecca certo di
accondiscendenza né di reticenza. Parte anzi,
lancia in resta, contro molti miti culturali del nostro
tempo, fra i quali spiccano la coscienza e l'Io dell'io.
In questo libretto tocca un po' tutti questi temi, ne
svela l'origine e si compiace di descrivere le reazioni
che hanno suscitato le sue posizioni. Non tutti saranno
d' accordo con lui e soprattutto con alcune sue affermazioni
un po' sopra le righe, ma vale certamente la pena di
fare la conoscenza di un personaggio così cospicuo
e «corposo», anche fisicamente, che non
arretra davanti alle argomentazioni di nessun «mostro
sacro». Se proprio non si è d' accordo,
si può sempre concludere con Nietzsche che «un
buon libro rende più intelligenti anche i suoi
avversari». E più intelligenti ci rende
anche l'ennesima fatica di Raffaele La Capria, certamente
un classico dei nostri tempi, che sa narrare come pochi,
con un linguaggio diretto e scarno, pacato e allusivo,
dove il non detto pesa a volte come un macigno. Ci rende
più intelligenti nel senso etimologico del verbo
intelligere, comprendere, cogliere. Dopo la lettura
ci sentiamo di aver vissuto più intensamente
e di «sapere» da sempre le cose che lui
ci ha detto. Tre lettere immaginarie, dicevamo: una
al primo amore, Elène, una alla prima figlia
e una al padre, un padre a cui confessa «Caro
babbo, lo sai che per me tu eri l' esempio vivente di
tutte le perfezioni?». Chi, padre e figlio o solo
figlio che sia, non sentirà vibrare qualcosa
dentro di sé davanti ad un' affermazione come
questa? Non è ingenuo, è scaltro il nostro,
e sa che «L'artista ha bisogno di una memoria
infedele», per dirla sempre con Nietzsche. Sa
sempre come dire le cose per farsi ascoltare senza presentare
mirabolanti avventure o personaggi giganteschi. Gigantesco
certamente non è il padre del romanzo, ma piuttosto
un eroe del quotidiano, sempre impegnato a nascondersi
dalla vita, ma sempre tributario dell' affermazione
montaliana secondo la quale «Essere vivi e basta
non è impresa da poco». Sarà perché
mi sento il cuore giovane, ma la parte che personalmente
mi ha più colpito è stata la breve lettera
che l'autore indirizza al primo amore di cui ricorda
con affetto (rimpianto?) «l'azzurra dignità»
dello sguardo. Si tratta di un amore adolescenziale,
immerso in quella temperie sentimentale ancora confusa
in cui non si sa se volere e cosa volere, né
chi si è veramente. L'autore da giovane è
un campione di questa incertezza di sé, che finisce
per portare all'esasperazione la ragazzina, molto più
matura e certamente più volitiva di lui. Il primo
bacio che lei gli rapisce fra gli scaffali affollati
di libri della libreria Guida ha lo struggimento e la
solennità di tutti i più famosi «primi
incontri» della nostra letteratura.
«Dove
nascono le idee»
è il titolo di un libretto del filosofo Daniel
Dennett appena pubblicato da Di
Renzo Editore (pagine 58, 9)
L'ultima fatica di Raffaele La
Capria è un testo autobiografico: «L'amorosa
inchiesta» (Mondadori, pagine 126, 16,50)